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Il Monte Rosa

Il Monte Rosa è una splendida montagna incastonata tra la Valle d'Aosta ed il Piemonte.  Tutti i visitatori restano incantati dalla bellezza della montagna e dalla piena sensazione di aria pura che emana.

Con luoghi incantati e scorci veramente unici al mondo, il Monte Rosa è ritenuto il gruppo montuoso più alto della catena delle Alpi, con Punta Dufour a quota 4.634 metri, e da cui si gode di uno spettacolo incredibile: la Pianura Padana che si stende all’orizzonte vasta ed infinita, un panorama a trecentosessanta gradi dove lo sguardo si perde nell’immensità delle valli fino al punto in cui cielo e terra sembrano incontrarsi.

 

I primi ad esplorare i ghiacciai del Monte Rosa furono sette ragazzi di Gressoney, una località ai piedi della montagna, i quali partirono per questa avventura nell'estate del 1778 alla ricerca, verso nord, della "Valle perduta", i verdi pascoli della terra di origine dei loro antenati. Dopo una lunga ed estenuante marcia fra i ghiacci e le nevi perenni, i sette giovani arrivarono su una specie di isolotto roccioso, che chiamarono “Roccia della Scoperta”, situato a 4177 metri di quota nei pressi del famoso Colle del Lys. Ciò che videro sul versante settentrionale della montagna non era altro che un'infinita distesa crepacciata, l'attuale "Grenzgletscher".

Tutto sembra velato da sfumature rosa, dalle vette innevate, alle stradine di ciottoli. In molti credono che sia questa la ragione per cui il Monte si chiami “Rosa”. In realtà il termine ha radici antiche. Deriva dalla parola Rouese appartenente al vocabolario patois, un’antichissima lingua francoprovenzale parlata dalle popolazioni delle zone circostanti. Più precisamente il significato del termine è “ghiaccio” o montagne di ghiacci.

Le nevi perenni e i suoi sport

Gli sport che il Monte Rosa e le sue valli permettono di praticare agli appassionati sono veramente tanti.

Sia che di inverno che d’estate le possibilità di scelta accontentano tutti: sci di fondo, sci d’alpinismo, snowboard e sci fuoripista nei mesi freddi, alpinismo, rafting e canoa, escursioni a piedi o in mountain bike durante la stagione calda.

Le tre valli (Valle d’Ayas, Valle di Gressoney e Valsesia) sono sede di uno dei maggiori centri sciistici italiani dove gli amanti della montagna, siano essi appassionati o esperti, non rischieranno mai di rimanere delusi.

Ma il Monte Rosa non è solo paesaggi incantevoli, sport estremi e vette da record: vi sono da scoprire diverse bellezze artistiche costruite dall’uomo lungo i secoli. Tra le tante se ne ricordano due in particolare: il castello della regina Margherita di Savoia e il santuario di Sant’Anna. Presso Gressoney, fu eretto da Re Umberto I un magnifico castello in omaggio alla regina Margherita di Savoia. Il complesso fu progettato in stile medievale dall’architetto Emilio Stramucci, ideatore delle famose decorazioni neobarocche del palazzo reale di Torino e del Quirinale di Roma. Il castello è immerso nel verde della località chiamata “Belvedere” in una posizione da cui tutta la valle sembra dominata.

Nei pressi di Borgosesia, invece, degno di essere visitato è il Santuario di Sant’Anna, un monastero costruito nel diciasettesimo secolo. Su di un poggio che sovrasta la bassa Valsesia. All’interno delle cinque navate una decorazione seicentesca stupirà il visitatore, come anche i gruppi plastici collocati all’interno delle cappelle.

Le valli del monte Rosa

Tra le innumerevoli valli italiane del Monte Rosa, una in particolare si mostra interessante e spettacolare. E’ la valle di Walser, lunga e complessa: per un primo tratto si presenta larga e quasi ridente tra i comuni di Borgosesia e Varallo, per poi divenire stretta e tortuosa nella parte superiore del territorio, dove si incontrano gli antichi paesini Walzer ai piedi della parete sud est del monte.

La valle deve il suo nome alle prime popolazioni venute ad abitare nella parte più alta della Valle del Lys, portando con loro costumi, usanze, e una nuova lingua. I loro predecessori di origine germanica nei secoli undicesimo, dodicesimo e tredicesimo abbandonarono i loro insediamenti vallesani (da questo nome deriva quello di "walser") per stabilirsi sul versante italiano del Monte Rosa, fondando poi piccoli centri sparsi.