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Esplorare l'Aspromonte

Un itinerario di grande interesse ci porta ad esplorare l'Aspromonte dalla città di riferimento più vicina: Reggio Calabria.

L'itinerario di circa 180 chilometri, per lo più con strade che si inerpicano sull’Aspromonte e che ci porterà a scoprire i paesi di Gambarie, Delianuova, Platì, Locri, Gerace, Palmi.

Si parte da Reggio Calabria, la città che offre la passeggiata del lungomare Falcomatà, quello che D’Annunzio descrisse come “il più bel chilometro d’Italia”, oltre, naturalmente, al Museo nazionale della Magna Grecia che ospita i bronzi di Riace, protetti dall’Unesco in quanto Patrimonio dell’Umanità.

Seguendo verso nord la litoranea ci si affaccia sullo stretto di Messina, ma è il clima dell’Aspromonte (il cui nome deriva dal greco, aspros, bianco) con il Parco nazionale della Calabria ad aspettarci: la prima meta è Gambarie, la porta occidentale del parco, raggiungibile in pochi chilometri da Gallico. L’area protetta ospita specie rare, come il lupo, uno dei simboli di questo territorio incontaminato dove ad agrumeti, uliveti e alberi da frutto succedono i boschi e lo sfondo azzurro del Mediterraneo.

Da Gambarie si prosegue verso Delianuova, regno incontrastato degli oliveti.

La strada risale ancora fino ai 1053 metri di Piano Zillastro, per quindi puntare su Platì, tra panorami tutti da gustare.

Presa la strada costiera, si punta verso Locri, limite settentrionale della coltura del bergamotto, località balneare ma anche colonia greca della quale sono visitabili gli scavi a Locri Epizefiri.

Nell’entroterra, ecco Gerace, la cui cattedrale del 1045 è il più vasto edificio sacro di Calabria.

Viaggiando verso il Tirreno si supera il passo del Mercante (952 metri) per attraversare Taurianova e raggiungere, sulla costa, Palmi: una spiaggia di sabbia fine e una breve deviazione verso il monte Sant’Elia, dal quale si gode un panorama mozzafiato, sono le ultime tappe dell’itinerario.

Arroccato sul monte Calvario, Pentedattilo è un paese fantasma. Il suo nome, letteralmente “cinque dita”, ricorda la forma della montagna su cui è adagiato: una grande mano aperta con cinque pinnacoli che sembrano dita aperte, di cui però purtroppo alcune parti sono crollate. Tuttavia rimane uno dei centri più suggestivi dell’area grecanica. Qui, cioè, si parla il grico, quello che i greci chiamano katoitaliotikà: l’area di diffusione in Calabria è di nove località attorno al comune di Bova, a est di Pentedattilo. Oggi, la popolazione si è spostata a valle, ma Pentedattilo è stata pian piano riscoperta e ogni estate ospita il festival Paleariza (Antica Radice): un appuntamento musicale che presenta la cultura ellonofona locale mettendola a confronto con suoni e ritmi di altri Paesi. Ad agosto inoltre si organizza il Pentedattilo film festival (cortometraggi italiani e stranieri).

Una meta valida 365 all’anno. In inverno Gambarie è una delle più importanti stazioni sciistiche del Sud Italia sia per la discesa che per il fondo e nelle altre stagioni dell’anno offre sentieri e passeggiate all’interno del Parco nazionale dell’Aspromonte, con tracciati anche per le mountain bike e punti di osservazioni per il birdwatching. A un’altezza di 1400 metri, ma ad appena 30 km dalla costa, si godono panorami davvero unici per una località di montagna: si possono abbracciare sia il Tirreno che lo Jonio, con le isole Eolie a ovest e di fronte il grande vulcano, l’Etna.

Imperdibile la visita al Consorzio del Bergamotto, in via Nazionale 74, dove si può acquistare direttamente l’essenza. E poi si deve aggiungere un’altra tappa “profumata”, quella alla Stazione sperimentale per le industrie delle essenze e dei derivati dagli agrumi, in via Generale Tommasini 2, dove è possibile visitare il Museo del bergamotto. L’essenza viene usata in profumeria e nell’industria farmaceutica (ha proprietà antisettiche e antibatteriche), in pasticceria e per la confezione di prodotti tipici.

Durante il festival Paleariza si visitano posti incredibili, spesso centri abbandonati: non solo Pentedattilo dunque, ma anche Roghudi Vecchio, che non ha nemmeno l’energia elettrica (e quindi il paesino viene illuminato con delle candele), o la chiesa bizantina di Santa Maria dei Tridetti. Si possono raggiungere i siti dei concerti assieme alle guide del Parco nazionale dell’Aspromonte: una bella passeggiata per scoprire storia e bellezze della natura di questa zona. In più, in occasione del festival, gli abitanti offrono al pubblico gustose specialità enogastronomiche dell’area greganica.

A Gambarie due seggiovie portano sciatori ed escursionisti verso le vette del monte Scirocco (da cui si domina lo Stretto di Messina) e del monte Nardello. E per chi ama il trekking una fitta rete di sentieri si diparte da Gambarie verso l’Aspromonte.

In estate una delle escursioni consigliate è quella che vede come meta prima Montalto (1996 metri, a tre ore di cammino da Gambarie, massima cima del massiccio aspromontano) per poi scendere fino alle cascate dell’Amendolea, dove è possibile concedersi un bagno fresco, così come negli altri numerosi ruscelli del parco. I corsi d’acqua, se in estate “soffrono”, in inverno si trasformano in torrenti impetuosi: si può fare rafting e canoa.

Ma l’Aspromonte offre pure itinerari storici: qui, il 29 agosto 1862, Giuseppe Garibaldi fu ferito e arrestato dalle truppe dei Savoia mentre risaliva dalla Sicilia verso Roma nel suo tentativo di unificare l’Italia. Il fatto avvenne a Sant’Eufemia d’Aspromonte, a pochi chilometri da Gambarie (il cippo commemorativo si raggiunge da una stradina che si imbocca all’altezza del villaggio De Leo, sulla strada per Delianuova). Il pino al quale Garibaldi si appoggiò testimonia tuttora quella battaglia. Inoltre, un mausoleo ricorda il passaggio della spedizione dei Mille e la storia del Risorgimento italiano.

Il Parco offre anche numerose aree pic-nic attrezzate: sono i “campi d’Aspromonte” e per raggiungerli si deve percorrere la statale 183. I “campi” sono grandi terrazzamenti che scendono verso il mare e in estate costituiscono un’ottima alternativa alla spiaggia, specie nelle giornate più torride.

Chi fosse appassionato di mitologia, da Bagnara Calabra può seguire la litoranea a sud fino a Scilla (da Reggio sono 22 chilometri). Nella mitologia greca Scilla e la dirimpettaia Cariddi erano due terribili mostri marini a sei teste a cui sfuggirono gli Argonauti e, come racconta Omero, l’astuto Ulisse. Oggi il paesino merita una deviazione per il castello Ruffo sull’antica rupe, il quartiere dei pescatori e per Marina Grande, dove fermarsi per un tuffo.

Lo Stretto di Messina separa la Calabria dalla Sicilia. Reggio si limita al trasporto veloce, con aliscafi per Messina, le isole Eolie e Malta. Altrimenti, per i traghetti, ci si imbarca a Villa San Giovanni, a circa 20 chilometri a nord di Reggio.